Don’t Look Back In Anger: il ritorno degli Oasis e dei fratelli Gallagher

Presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, il documentario restituisce tutta l’energia di un sound dirompente, il boato oceanico delle grandi folle e l’inconfondibile tensione elettrica che ha consacrato per sempre il mito del Britpop.

Oasis: Don’t Look Back In Anger (2026)

Dopo la clamorosa rottura avvenuta nel 2009 nel backstage del festival Rock en Seine a Parigi, in pochi avrebbero scommesso su una riconciliazione. Eppure, il tour Oasis Live ’25 ha dimostrato al mondo intero che la musica possiede il potere di sanare persino le fratture familiari più profonde. L’accoglienza del pubblico si è rivelata un trionfo planetario, con milioni di fan in coda sul web e stadi esauriti in pochi minuti per rivivere le emozioni di un’epoca leggendaria.

Non è un caso che il titolo del film celebri proprio Don’t Look Back In Anger, l’iconica canzone del 1995 firmata da Noel, trasformatasi in un inno universale di speranza e aggregazione per generazioni intere.

Per catturare l’autentica essenza di questo straordinario evento, la produzione è andata ben oltre la semplice registrazione dei concerti. Sotto la direzione creativa di Steven Knight e la regia di Dylan Southern e Will Lovelace, la troupe ha potuto contare su un accesso privilegiato, immortalando l’intensità emotiva e la complicità del backstage e, soprattutto, cogliendo la prima, storica intervista congiunta di Liam e Noel dopo oltre vent’anni di silenzio.

A cura dei premi Oscar James Mather e Tarn Willers, il sound design avvolge e trascina gli spettatori nel cuore dell’azione, facendo vivere l’emozione travolgente di trovarsi a un passo dal palco.

Come evidenziato nelle note di regia da Dylan Southern e Will Lovelace, l’opera colpisce per una portata che trascende ampiamente la dimensione geografica delle quarantuno date che, nel corso del 2025, hanno attraversato undici paesi distribuiti su quattro continenti. Al centro della narrazione non vi è soltanto la travolgente riconciliazione tra i due celebri fratelli, noti per i loro storici dissidi, ma una vera e propria celebrazione viscerale, come ribadito con forza dagli stessi autori.

“Il nostro intento era narrare la riconciliazione tra due fratelli, celebrando al contempo la vitalità di brani che hanno continuato a emozionare durante i quindici anni di silenzio della band. Questa pellicola rappresenta un viaggio profondo nell’accettazione e nel perdono, in grado di risuonare con le sensibilità più intime del nostro presente”.

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